Il Tribunale di Cassino riconosce il diritto ai buoni pasto non corrisposti a un dipendente universitario. Un risultato importante della battaglia promossa e sostenuta dal Sindacato FGU Gilda Università a tutela del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario per il corretto riconoscimento dei buoni pasto.
La battaglia promossa e sostenuta dalla FGU GILDA UNAMS – Dipartimento Università per il corretto riconoscimento dei buoni pasto ha ottenuto un importante risultato giudiziario.
Con la sentenza del 29 settembre 2026, il Tribunale di Cassino, in funzione di giudice del lavoro, ha accolto il ricorso di un dipendente dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, assistito dall’avvocata Maddalena Lombardi, riconoscendo il diritto ai buoni pasto maturati e non corrisposti.
Questo risultato nasce dall’impegno della FGU GILDA UNAMS – Dipartimento Università, che ha sostenuto e portato avanti la vertenza nella convinzione che le disposizioni contrattuali dovessero essere applicate correttamente.
La controversia riguardava la scelta dell’Ateneo di riconoscere il buono pasto soltanto dopo 7 ore e 22 minuti di servizio, comprensivi della pausa, anziché nelle giornate con oltre sei ore di lavoro ordinario e con la relativa pausa destinata al consumo del pasto.
Il Tribunale ha respinto l’interpretazione dell’amministrazione, chiarendo che, una volta deciso di erogare i buoni pasto, l’Ateneo deve rispettare i criteri stabiliti dal contratto nazionale e dalla disciplina integrativa applicabile. Nel caso esaminato, il diritto maturava con una prestazione di lavoro ordinario superiore alle sei ore e con la fruizione della pausa di almeno dieci minuti, senza richiedere ulteriori tre ore di straordinario.
Il giudice ha quindi riconosciuto 61 buoni pasto maturati e non corrisposti, condannando l’Università al pagamento di 427 euro a titolo di risarcimento del danno, oltre agli accessori di legge e alle spese processuali.
È una prima vittoria giudiziaria della battaglia sui buoni pasto per il personale amministrativo universitario sostenuta dalla nostra organizzazione. Il suo rilievo consiste nell’aver ottenuto una pronuncia direttamente riferita al settore universitario, sulla base delle sue specifiche disposizioni contrattuali.
L’Ateneo aveva infatti contestato la possibilità di utilizzare gli orientamenti giurisprudenziali richiamati dal ricorrente, ritenendoli riferiti al comparto sanità. Il Tribunale ha invece riconosciuto il diritto applicando la disciplina contrattuale dell’università e valorizzando anche i principi espressi dalla Corte di cassazione sulla funzione del buono pasto e sul suo collegamento con la pausa lavorativa.
La sentenza conferma la fondatezza della posizione sostenuta dalla FGU GILDA UNAMS – Dipartimento Università e rappresenta un precedente significativo per le altre sedi nelle quali si presentano condizioni contrattuali e situazioni analoghe. Pur decidendo sul singolo ricorso, offre un importante riferimento per sostenere le rivendicazioni del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario e chiedere il riesame di eventuali criteri restrittivi.
Il valore di questa vittoria va oltre l’importo riconosciuto: riguarda il rispetto dei contratti e la tutela concreta delle lavoratrici e dei lavoratori.
Abbiamo sostenuto questa battaglia perché eravamo convinti delle nostre ragioni. Oggi la sentenza ci dà ragione e rafforza il nostro impegno per il corretto riconoscimento dei buoni pasto al personale universitario.
Roma, 29 settembre 2026 La segreteria nazionale Fgu Università
