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Audizione 7^ Commissione Senato sul Disegno di Legge Gelmini del 26.01.2010

COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE

AUDIZIONE INNANZI LA 7^ COMMISSIONE DEL SENATO
SUL DISEGNO DI LEGGE GELMINI
(Riforma dell'Unversità)
del 26 gennaio 2010

Lo scorso 26 gennaio, il CSA della CISAL Università, unitamente alle altre organizzazioni rappresentative del comparto e della docenza, è stata audito dalla Commissione cultura del Senato in merito al DDL di riforma dell’università.

La nostra delegazione, così come già fatto in sede ministeriale lo scorso novembre, ha posto in luce le importanti e numerose questioni che scaturiscono da un approfondito esame del DDL Gelmini.

Ovviamente, non è possibile riportare in un comunicato il contenuto del nostro intervento (che è durato oltre 20 minuti), ma tenteremo comunque di esporne, a grandi linee e sinteticamente, i contenuti.

Innanzitutto, abbiamo sottolineato che una così ampia riforma non può essere fatta, per così dire, “a costo zero”. Anzi, il Governo dovrebbe farsi carico di reperire nuove ed ulteriori risorse da destinare all’università, che deve e dovrà rimanere la sede principale della ricerca e della diffusionedel libero pensiero. In tale ottica, abbiamo proposto che il legislatore introduca una o più norme dirette ad incentivare, anche attraverso sgravi fiscali, gli investimenti nella ricerca scientifica.

Abbiamo, poi, contestato alcuni punti della riforma che, a nostro avviso, pongono nuovi e gravi problemi al mondo universitario. Innanzitutto, abbiamo ribadito che il DDL ridimensiona, in modo ingiustificato, il ruolo del Senato accademico e, al contempo, estende in modo improvvido i poteri del Rettore.

Abbiamo poi ribadito la necessità di intensificare la partecipazione del personale alla gestione degli Atenei, mentre, come già abbiamo avuto modo di sottolineare in sede ministeriale, il DDL mira alla totale soppressione di ogni forma di partecipazione del personale universitario. A nostro avviso, infatti, tutti gli organi accademici dovrebbero essere elettivi, con diritto di elettorato attivo in capo ad ogni soggetto che opera, a qualsiasi titolo nell’università.

Abbiamo, inoltre, chiesto che il testo sia modificato nel senso di rendere il Collegio dei revisori contabili ed il Nucleo di valutazione organi assolutamente indipendenti, soprattutto dal potere del CdA e del Rettore. E’ evidente, infatti, che i controllori non possano essere nominati dai controllati.

Più in generale, abbiamo stigmatizzato l’assenza di una qualsivoglia forma di responsabilità in capo al potere esecutivo degli Atenei. In tal senso, abbiamo chiesto l’introduzione di una specifica forma di sfiducia nei confronti dell’organo politico delle università, azionabile anche direttamente da quote numericamente qualificate del personale. Ciò, all’evidente fine di rendere, una volta per tutte, vero il detto “chi sbaglia paga …”.

Si deve, inoltre, evitare la possibilità del continuo riciclo dei soggetti nei vari centri di potere.
Secondo noi, occorre prevedere una incompatibilità assoluta per qualsiasi carica negli organi di indirizzo e di governo per i soggetti (soprattutto i Rettori) che le abbiano ricoperte nel decennio precedente. Ad analoghi fini, abbiamo proposto l’introduzione di un’ipotesi di incompatibilità tra cariche accademiche e cariche politiche.

In relazione alle problematiche più proprie del personale tecnico e amministrativo:

- abbiamo fortemente censurato la disposizione del DDL che, in linea con la cd riforma Brunetta, detta principi che determinano un limite al salario accessorio;

- abbiamo, per l’ennesima volta, ribadito la manifesta irragionevolezza, nonché incostituzionalità dell’art. 11 comma 2 del DDL nella parte in cui esclude tale personale dalla possibilità di ricoprire incarichi di insegnamento. In questa sede, finalmente, anche altre organizzazioni hanno convenuto su tale importante questione di giustizia. Ciò, anche oltre quanto disposto dal DPR N. 761/1979;

- abbiamo chiesto di prevedere la figura professionale del “tecnologo universitario” sulla scorta di quanto previsto per il personale degli enti di ricerca (su tale questione presenteremo ampio documento).

Sull’annosa questione dei Professori incaricati esterni, abbiamo proposto l’introduzione di una disposizione che, finalmente, riconosca il loro giusto inquadramento e relativo trattamento economico e normativo (v. allegato).

Abbiamo, poi, criticato il DDL nella parte in cui non fa il minimo cenno alle questioni del personale che, a prescindere dall’inquadramento, opera nelle Facoltà mediche e che, pertanto, svolge anche attività assistenziale. In particolare, il quorum delle 1.500 ore annue di attività dovrebbe essere corretto per tale personale.

Sul trattamento economico e normativo, abbiamo dovuto sottolineare che è manifestamente irragionevole la disposizione che prevede il quorum delle 1.500 ore di attività tanto per il personale a tempo definito quanto per quello a tempo pieno.

Sulle questioni ancor più strettamente inerenti i professori ed i ricercatori, abbiamo sottolineato l’inutilità della abilitazione professionale prevista dall’art. 8 del DDL, se, poi, le chiamate (come si evince dal DDL) saranno affidate al localismo; localismo che la riforma, anzi, esaspera, favorendo così, di fatto, il nepotismo ed il clientelarismo.

In ogni caso, quanto all’abilitazione professionale, abbiamo proposto che siano titoli preferenziali, oltre al dottorato di ricerca, l’assegno di ricerca, la qualifica di laureato tecnico, di tecnologo universitario e di ricercatore presso gli enti di ricerca. Inoltre abbiamo chiesto che l’abilitazione nazionale preveda l’espletamento di una prova didattica.

Sul complesso di disposizioni che introducono la figura del ricercatore a tempo determinato, in sintesi, abbiamo sottolineato che: da un lato contribuirà ad incrementare esponenzialmente il precariato della conoscenza; dall’altro può dare origine ad evidenti disparità di trattamento tra tale figura e quella dei ricercatori “di ruolo”.

Il nostro Paese non può continuare a sfruttare le capacità, le energie e l’entusiasmo di tanti giovani prolifiche menti che amano il sapere e desiderano giustamente farlo loro per poi ritrasmetterlo. E’ tempo che si dia avvio ad una politica di serio e duraturo investimento nei confronti di tali risorse, con la certezza che gli sforzi ed i sacrifici che sono richiesti saranno ripagati, in tempi non troppo lunghi, con la garanzia di un lavoro stabile, degno ed equamente remunerato.

A tal proposito, ci siamo riportati ai numerosi interventi del nostro Coordinamento dei Ricercatori precari, cui ci sia consentito di rimandare (all.ti)
Il relatore del DDL, ed i membri presenti della Commissione hanno mostrato interesse per talune nostre proposte; sicché, per approfondire la discussione di talune questioni e per valutare le reazioni della Commissione stessa, la nostra delegazione incontrerà il relatore del DDL il prossimo martedì 2 febbraio.

Ovviamente, non mancheremo di tenere informati i Colleghi sulle future audizioni e sull’iter del DDL.
Roma  27.01.2010                       La Segreteria Nazionale

Proposta di art. emendativo

 
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